La vera storia del Barbera Barbetta®

Nella seconda metà dell’800 scorso tre grandi flagelli si abbatterono sulla viticoltura: l’oidio, la peronospora e la fillossera. La fillossera causò la distruzione di gran parte dei vigneti italiani ed europei e di conseguenza la richiesta di vino fu maggiore. Il governo, con ammirevole tempestività, istituì le “cattedre ambulanti” per istruire gli agricoltori, mettendo in atto tecniche per la corretta coltivazione della vite. Furono creati “campi sperimentali” dove, su portainnesto selvatico americano, vennero impiantate quindi salvate tutte le varietà di viti esistenti in loco. Nella Valle Telesina furono impiantati tre “campi sperimentali” di cui uno a Castelvenere sul terreno di un antenato Venditti. Il sistema di allevamento fu a filari molto simile all’odierno Guyot. Tra le tante varietà di uve ce n’era una particolarmente buona a detta dei viticoltori e soprattutto dei vinificatori di allora. Era un’uva rossa che produceva un vino molto colorito, si prestava meglio delle altre alla “colorazione di uve bianche” e dava struttura ad altri vini prodotti con uve non ben dotate.

Fu identificata come l’uva di Venditti soprannominato “Barbetta” per via della barbetta che soleva portare.

Fu così che l’uva di “Barbetta” divenne, poi, più semplicemente “uva Barbetta”. E da “Barbetta” a “Barbera” il passo fu breve. Si deve ricordare che attorno agli anni ‘50, imperversava in tutt’Italia un vitigno adatto a produrre un vino di qualità e quindi facilmente commerciabile, la Barbera per l’appunto. Ma i viticoltori della zona, convinti che il loro Barbetta non fosse da meno del Barbera nazionale, fecero intendere agli acquirenti di uva e di vino che la vera Barbera era il vitigno che essi avevano impiantato. Il vecchio Barbetta si trasformò in Barbera e venne ufficialmente riconosciuto e indicato come clone autoctono del Sannio.

Il Barbera proveniente da altre zone d’Italia non dava gli stessi risultati del Barbera locale, poiché era un vitigno che nel Sannio Beneventano esprimeva solo in parte le sue reali potenzialità. Pertanto la coltivazione del Barbera nazionale fu abbandonata e, nel tempo stesso, per mancanza di barbatelle innestate con il Barbera locale, non venne più impiantato questo vecchio vitigno.

Con molta tenacia, passione e fede l’Antica Masseria Venditti ha continuato a coltivare un vigneto del vecchio Barbera le cui gemme furono prese dal campo sperimentale di Castelvenere ed innestate su selvatico in una vigna nel 1968.

Dopo fortunose vicende il Barbera è tornato sulla scena con una produzione “cru”, finalmente col suo nome di origine “Barbetta®”.

 

Prof. Pasquale Palma – 1999

Pasquale Venditti nel Vigneto di Barbera - Foto Dr. Sciarra - 1935 - Museo del Sannio di Benevento